Ci sono prati in cui l’erba fa fatica a crescere compatta:
l'individualismo, quando il liberismo è indifferente
alla dignità umana, da conseguenza dell’iniquità si fa quasi principio. Il
fatto che anche ai piedi della Statua della Libertà sia comparso il cartello
"Noi siamo il 99%" va letto
dunque con attenzione: il Noi messo
così, discriminativo, può essere anche
letto come manifestazione della condivisione di uno stato di bisogno, ma più
verosimilmente afferma altro. Dice forse, anche lì, che la crisi è una sostanza che alimenta la "classe dominante".
L'1% dei super-privilegiati
fa pagare al restante 99% il prezzo della crisi per mantenere il proprio
vantaggio competitivo: un
tempo sarebbe stata una lettura ideologica, ora non più. Riconoscerne
l'evidenza, anzi, oggi è banale: basta vedere come la spesa pubblica, quando l'economia si
contrae, venga rimessa sulle spalle di chi già fa fatica a contribuirvi. Contestarlo,
per chi vuole, è sacrosanto; ma ignorarlo è un'ingenuità colossale, ed è triste
disgrazia per chi è costretto a subirlo. Le Politiche Sociali trezzesi, sempre più indifferenti ai bisogni dei
cittadini, ne forniscono immediato riscontro: analizziamone un esempio.
La perdita della casa in cui
si abita è una fra le conseguenze più gravi della crisi: è in aumento il numero di famiglie e
"singles" che hanno stipulato un contratto d'affitto e hanno perso il
lavoro, o sono entrate in mobilità, oppure campano con il sussidio di
disoccupazione e non riescono a più pagare
l'affitto subendo poi provvedimenti di sfratto. Stessa situazione per chi ha
acquistato la casa col mutuo e, sempre per le stesse cause, non riesce più a
pagarne le rate: chiede alla banca la sospensione dei pagamenti per 12 mesi e
poi, non avendo possibilità di riprenderli, subisce prima il pignoramento della
casa, poi la messa all'asta e infine lo sgombero proceduto dalla nuova
proprietà. Il tribunale di Milano ha recentemente comunicato che nei primi 6 mesi del 2011 i pignoramenti
sono stati pari al doppio di quelli dell'intero 2010 e tutto fa pensare che
tali situazioni aumenteranno: le
concessioni in proroga della cassa integrazione termineranno il 31/12/2011, e
in poco tempo sgomberi e sfratti esploderanno.
Trezzo, oltre a non essere eccezione, aggiunge del proprio: già nei bandi del 2009 e del 2010 per la
definizione della graduatoria di assegnazione delle case popolari le prime 10 posizioni,
in media, erano occupate da richiedenti con sfratto. Incredibilmente, e a
fronte di 50-60 domande l’anno, il bando
nel 2011 non è neanche stato previsto! Chi
entra in emergenza abitativa per sfratto o sgombero non può perciò fare domanda
per entrare in graduatoria, e se anche chiede l’assegnazione temporanea di un
alloggio (“in deroga” alla graduatoria stessa, come previsto dal Regolamento
Regionale), se la vede respingere con l’affermazione che la precedenza viene alle
famiglie già classificate nella graduatoria precedente.
Soluzione fantastica, quella del Sindaco Villa: la legge consente di
fare il bando ogni due anni, e lui si adegua; ma oggi non
fare il bando vuol dire non rilevare il fabbisogno reale e drammatico dei
cittadini, nascondere i problemi, evitare le azioni di risposta.
I Servizi Sociali di Trezzo non hanno molti altri strumenti: tolta pure
l’assegnazione “in deroga” (anche temporanea) di un alloggio pubblico, quando è
libero possono disporre di quello in via S.Marta, regolato da una convenzione
con Progetto Mondialità, o di quelli messi a disposizione da Offerta Sociale,
che però serve 29 comuni e con disponibilità limitate al massimo a 3 mesi. A Trezzo le famiglie in difficoltà aiutate in
questo modo sono, per quanto se ne sa, in
tutto solo tre: una in via S.Marta (comunque in attesa di alloggio pubblico
secondo graduatoria 2010), una a Vaprio
con affitto a carico di 200 euro al mese (in totale assenza di reddito) e una
terza nella casa di Ruth a Sulbiate, 368 euro al mese di affitto per coabitare
con un’altra famiglia e condividere ulteriormente la cucina con una rifugiata. Negli
ultimi due casi sono presenti minori, iscritti e frequentanti le scuole di
Trezzo, che devono perciò sobbarcarsi quotidianamente il viaggio. Ritenere “adeguato” il sostegno a queste
famiglie sembra, francamente, troppo. E quando gli alloggi di Progetto
Mondialità e Offerta Sociale sono occupati, cosa avviene? Niente!!! Resta solo
la coabitazione, dove disponibilità consente, con parenti, amici e conoscenti.
Per questi motivi il Sicet
(sindacato inquilini) ha raccolto e depositato oltre 450 firme a sostegno della
proposta di utilizzare l’attuale caserma di via Medici (una volta completata
quella nuova di via Nenni) per farne una casa di “alloggio temporaneo per
sfrattati”: si renderebbero disponibili, a costi bassi per la collettività,
due appartamenti per famiglie di 4-5 persone e 3 camere con bagno per singoli o
persone con minori. Le firme, la cui
raccolta prosegue, sono accompagnate da
una richiesta di modifica del PGT, finalizzata ad aggiungere la
classificazione della struttura “per
Pubblici Servizi” a quella ora esistente di “Militare”. L’uso dei locali sarebbe
comunque temporaneo: ma per lo meno non richiederebbe lo sradicamento delle
famiglie dal tessuto sociale trezzese.
Anche noi chiediamo con
forza che l’ammini-strazione faccia propria la proposta del Sicet.
Con altrettanta forza chiediamo
che l’intervento pubblico affronti il disagio abitativo seriamente, con i mezzi
già disponibili: utilizzare il PGT consistentemente per prevedere la cessione gratuita di aree per
servizi pubblici come asili, parchi e piste ciclabili, ma ANCHE CASE POPOLARI; nei bandi per
l’assegnazione di aree comunali chiedere
agli operatori economici di costruire ALLOGGI DA AFFITTARE A CANONE SOCIALE
(non solo quelli da cedere in proprietà a prezzo convenzionato col comune), calibrando il costo degli oneri di
urbanizzazione e prevedendo l’incentivo dello 1/5% previsto dalla legge
regionale 12/2005.
Chiediamo infine, caro Sindaco,
di pubblicare i bandi per la definizione della graduatoria
di assegnazione delle case popolari: l’ignoranza del bisogno non è mai
stata la ricchezza di nessuno. Non si nasconde l’elefante dietro al filo
d’erba: è stupido, soprattutto dove e quando la si tiene di proposito ben rada.
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