Pubblichiamo di seguito il testo dell'intervista:
Per continuare una riflessione sul capitolo della cultura scuola e identità territoriale ti chiedo se l’attuale Amministrazione che governa Trezzo s/a ha investito in qualche modo sulla realtà culturale del nostro comune?
A parte i tagli al settore della scuola e alle iniziative culturali cancellate, di cui abbiamo già parlato, l’unico investimento di questa Amministrazione è stato la creazione del portale di storia locale e la valorizzazione della Quadreria Crivelli. Tutto bene se non fosse che questa valorizzazione è stata posta in contrapposizione con il fondo De Micheli.
Cosa vuoi dire?
forse è il caso di rinfrescare un po’ la memoria su quanto è successo in questi quattro anni e fare una ricostruzione storica sui fatti avvenuti rispetto alla vicenda del fondo De Micheli. Purtroppo in questi giorni sta girando nelle caselle postali delle famiglie di Trezzo un volantino che fa una becera propaganda, racconta favole sulla spesa iperbolica di 2 milioni di euro sostenuta dalle precedenti amministrazioni per valorizzare il fondo De Micheli.
Torniamo ai fatti: appena insediata l’Amministrazione Villa si preoccupò di restituire 800 opere di diversi artisti di livello nazionale e internazionale (Guttuso, Sassu, Carpi, Treccani e molti altri maestri del 900…..) agli eredi del critico d’arte De Micheli che li avevano donati alla città di Trezzo per riunificare tutto il fondo De Micheli, perché a dire dell'attuale giunta non sarebbe stata sostenibile la spesa per la loro catalogazione e valorizzazione, a dire la verità non ci avrebbero neanche provato e noncuranti dei 2000 circa cittadini che avevano firmato una petizione per mantenere le opere a Trezzo, hanno rimandato tutto al mittente.
Ma è di queste opere che si parla quando ci si riferisce al costo di 2 milioni di euro?
No! Il riferimento è alla biblioteca “Ada e Mario De Micheli” che il critico d’arte aveva regalato alla città di Trezzo nel 1984, si tratta di 23.000 volumi, 200 testate di riviste 2500 stampe 69 disegni della resistenza e molto altro, le precedenti amministrazioni hanno impiegato anni per catalogare tutte queste opere utilizzando fondi comunali, regionali e soprattutto il lavoro di alcuni volontari che avevano messo a disposizione il loro tempo a titolo gratuito. La biblioteca era stata inaugurata nel 2008 e oltre alla disponibilità del materiale cartaceo era stata digitalizzata nel sistema bibliotecario nazionale e quindi fruibile da parte di studiosi a livello nazionale e internazionale. Insomma era una collezione di libri e documenti storici di valore che potevano solo dare lustro alla città di Trezzo.
Ma i costi di questa operazione quali sono stati?
Rispondo con le stesse parole dell’assessore alla cultura Mazza che nell’ottobre del 2009 spiegava, in un’intervista riportata dalla Gazzetta dell’Adda, il perché della decisone di restituire la donazione De Micheli: ...In circa 25 anni sono stati investiti 640.000 euro, di cui 380.000 a carico del Comune, in queste spese rientrava la ristrutturazione della villa Comunale, dei locali attigui e gli scaffali…..oltre che la catalogazione”ecc.
Come puoi vedere le cifre sono molto diverse da quelle favoleggiate nel volantino di cui abbiamo parlato prima.
Le cifre spese nel corso degli anni non sono certo poche e proprio per questo mi chiedo perché e come abbia potuto l’assessore Mazza e tutta la giunta che governa Trezzo, dilapidare un patrimonio che ha un valore intrinseco molto alto e che è costato ai cittadini di Trezzo una cifra così considerevole?
Perché cosa è successo?
Nel 2009 l’attuale amministrazione decise non solo di restituire le 800 opere agli eredi De Micheli, la cui donazione non era stata ancora perfezionata, ma decise di liberare i locali della biblioteca di tutti i libri del fondo De Micheli, per fare posto alla quadreria Crivelli e donò tuttala la collezione di libri, a fondo perduto, alla Biblioteca di via Senato di Milano di proprietà di Marcello Dell’Utri, perché la custodisse e la valorizzasse per 50 anni, senza chiedere nulla in cambio. All’epoca sempre l’assessore Mazza, sempre alla gazzetta dell’Adda disse che quello era il posto giusto e non Trezzo, perché una donazione così importante potesse essere veramente valorizzata.
Come è andata a finire? E’ stata valorizzata?
Certo! E siamo arrivati ai giorni nostri, la biblioteca di via Senato ha chiesto a Trezzo di riprendersi i libri perché per mancanza di fondi era costretta a chiudere e ciliegina sulla torta… a seguito di un’indagine giudiziaria che vede Marcello Dell’Utri indagato nella vicenda relativa ai furti e ai trafugamenti dei libri antichi perpetrata dall’ex direttore della biblioteca dei gerolamini di Napoli, i libri del fondo De Micheli sono stati posti sotto sequestro insieme a tutto il patrimonio librario di quella biblioteca.
Il comune di Trezzo ha dovuto chiedere il dissequestro, avvenuto il giorno 31 maggio scorso e invece di riportarli a casa, sperando di averli recuperati tutti quanti, cosa fa l’assessore Mazza? li regala ancora per 50 anni, senza chiedere nulla in cambio, al comune di Segrate, che è ben lieto di accoglierli e di valorizzarli. Il prossimo settembre in occasione della festa patronale di quel comune siamo stati tutti invitati nello scorso consiglio comunale dal sindaco Villa a partecipare all’inaugurazione della biblioteca a Segrate.
Che conclusione traiamo da questa vicenda?
A mio parere questo caso è esemplare per spiegare la differenza tra bene pubblico e bene privato.
Un amministratore pubblico non può permettersi di disporre dei beni pubblici come se fossero di sua proprietà, le opere d’arte non devono piacere o meno all’assessore o all’amministratore di turno che ha solo il dovere di tutelare, conservare e promuovere il patrimonio artistico di una comunità, in un sistema democratico ogni cittadino deve avere la possibilità di scegliere e riconoscersi nelle opere che ritiene, all’interno di una pluralità di offerta.
All’assessore Mazza mi verrebbe da chiedere: cosa penserebbe se un amministratore che viene dopo di lui decidesse di disfarsi della quadreria Crivelli, perché non di suo gradimento? Come valuterebbe chi sperpera un patrimonio che è costato tanti sforzi, fatiche e costi, sostenuti sempre dai cittadini di trezzo?
Perché occorre sottolinearlo anche questa operazione sulla quadreria costa! ben 10.000 euro per incarichi e consulenze e oltre 100.000 euro per gli interventi strutturali necessari per un’adeguata collocazione della quadreria nell’ambiente della biblioteca.
Nel bilancio preventivo 2013 gli unici investimenti sulla cultura sono concentrati proprio su questa operazione e in tempi di crisi e di tagli su tutti i capitoli di spesa non mi sembra una cosa banale.
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