Le
rotonde sono forse uno degli argomenti di discussione più alla moda tra i
Trezzesi, soprattutto nei dibattiti politici, come se questa Amministrazione
non avesse fatto altro in questi cinque anni (beh, c’è molto di vero in ciò - e di ciò che è stato fatto non c’è molto di
che essere soddisfatti).
Per
questo motivo crediamo che i lettori Trezzesi del Corriere della Sera, edizione
Milanese del 20 febbraio 2014, abbiano
letto con divertito interesse l’articolo apparso a pagina 13, titolo: L’INARRESTABILE
INVASIONE DELE ROTONDE. TRIPLICATE IN DIECI ANNI, ORA SONO 6.600. MA PER GLI
ESPERTI LA META’ E’ INUTILE.
A Trezzo non stiamo ancora finendo di
contarle, e pensiamo di dover continuare fino al mese di Maggio. Certo, c’è anche
chi sta contando quanto realmente sono costate, per sapere e magari informare i
cittadini.
Secondo
il Corriere le rotonde adesso non sono più promosse a pieni voti come in
passato. Il motivo? E’ presto detto: sono troppe, la metà sono superflue. Per
Enrico Pagliari, ingegnere del traffico dell’ACI, sono da bocciare “tutte
quelle con un diametro inferiore ai 15 metri”, così come “quelle in cui il
flusso di veicoli non oscilli fra i 1.200 e i 1.800 veicoli all’ora”.
Ma,
continua il Corriere, sono altrettanto inutili in quegli incroci dove si superano
i 4.500 automezzi all’ora, in quanto “L’eccesso di traffico crea
imbottigliamenti e code”.
Attenzione:
non sappiamo (e abbiamo dei dubbi) se i numerosi tecnici, interni ed esterni,
del comune di Trezzo abbiamo fatto degli esami accurati dei flussi del traffico,
non risulta ci sia un Piano Urbano del Traffico, probabilmente gli ultimi dati
risalgono ad almeno 5 anni fa. Però è indubbio
che questo profluvio di rotonde faccia sorgere dei dubbi, faccia emergere delle
perplessità sul fatto che alcune di esse servano più a giustificare l’esistenza
al servizio di alcuni assessori piuttosto che rispondere ad esigenze reali del
traffico.
Ci piacerebbe raccogliere
pareri, come
già abbiamo fatto sulla rotonda delle “cinque vie”, pioniera della rotondite
acuta del nostri attuali governanti, marchiata con quella “solina delle alpine”
che sa più di pavidità che di arroganza.
Le
ultime righe dell’articolo del giornalista Paolo Marelli però danno credito a
un dubbio che abbiamo anche senza peritarci da esperti urbanistici. Domanda il
giornalista: “come deve essere la rotonda perfetta?” Gli risponde l’urbanista milanese Gianpaolo
Corda “Deve assicurare un’ottima visibilità (probabilmente la rotonda delle “cinque
vie” manifesta delle criticità a proposito, in particolare lo sbocco da via XI
Febbraio, soprattutto per i pedoni che affrontano un passaggio pedonale di
elevata pericolosità, ma anche per le vetture in attivo – nostra nota), non ci devono essere attraversamenti
pedonali o piste ciclabili in prossimità (esattamente il contrario delle
rotonde di piazza Nazionale e dell’area del centro civico vicino alla “stazione”,
tanto per citare due rotonde) né tantomeno parcheggi nelle immediate vicinanze”.
Queste
considerazioni fanno incontrare i pareri dei comuni cittadini, come noi, con il
parere di un tecnico (e non solo del signor Corda, abbiamo interpellato altri
tecnici che ci hanno fornito gli stessi pareri). Ci permettiamo di sollevare il
dubbio che non tutte le rotonde costruite siano utili, e questo si può discutere,
ma siamo abbastanza certi e convinti, e ci sentiamo di dichiararlo senza mezze
misure, che non siano state ben realizzate. E questo significa spendere male
due volte.
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