sabato 22 febbraio 2014

L'INARRESTABILE INVASIONE DELLE ROTONDE

Le rotonde sono forse uno degli argomenti di discussione più alla moda tra i Trezzesi, soprattutto nei dibattiti politici, come se questa Amministrazione non avesse fatto altro in questi cinque anni (beh, c’è molto di vero in ciò  - e di ciò che è stato fatto non c’è molto di che essere soddisfatti).
Per questo motivo crediamo che i lettori Trezzesi del Corriere della Sera, edizione Milanese del 20 febbraio 2014,  abbiano letto con divertito interesse l’articolo apparso a pagina 13, titolo: L’INARRESTABILE INVASIONE DELE ROTONDE. TRIPLICATE IN DIECI ANNI, ORA SONO 6.600. MA PER GLI ESPERTI LA META’ E’ INUTILE.
 A Trezzo non stiamo ancora finendo di contarle, e pensiamo di dover continuare fino al mese di Maggio. Certo, c’è anche chi sta contando quanto realmente sono costate, per sapere e magari informare i cittadini.
Secondo il Corriere le rotonde adesso non sono più promosse a pieni voti come in passato. Il motivo? E’ presto detto: sono troppe, la metà sono superflue. Per Enrico Pagliari, ingegnere del traffico dell’ACI, sono da bocciare “tutte quelle con un diametro inferiore ai 15 metri”, così come “quelle in cui il flusso di veicoli non oscilli fra i 1.200 e i 1.800 veicoli all’ora”.
Ma, continua il Corriere, sono altrettanto inutili in quegli incroci dove si superano i 4.500 automezzi all’ora, in quanto “L’eccesso di traffico crea imbottigliamenti e code”.
Attenzione: non sappiamo (e abbiamo dei dubbi) se i numerosi tecnici, interni ed esterni, del comune di Trezzo abbiamo fatto degli esami accurati dei flussi del traffico, non risulta ci sia un Piano Urbano del Traffico, probabilmente gli ultimi dati risalgono ad almeno 5 anni fa.  Però è indubbio che questo profluvio di rotonde faccia sorgere dei dubbi, faccia emergere delle perplessità sul fatto che alcune di esse servano più a giustificare l’esistenza al servizio di alcuni assessori piuttosto che rispondere ad esigenze reali del traffico.
Ci piacerebbe raccogliere pareri, come già abbiamo fatto sulla rotonda delle “cinque vie”, pioniera della rotondite acuta del nostri attuali governanti, marchiata con quella “solina delle alpine” che sa più di pavidità che di arroganza.
Le ultime righe dell’articolo del giornalista Paolo Marelli però danno credito a un dubbio che abbiamo anche senza peritarci da esperti urbanistici. Domanda il giornalista: “come deve essere la rotonda perfetta?”  Gli risponde l’urbanista milanese Gianpaolo Corda “Deve assicurare un’ottima visibilità (probabilmente la rotonda delle “cinque vie” manifesta delle criticità a proposito, in particolare lo sbocco da via XI Febbraio, soprattutto per i pedoni che affrontano un passaggio pedonale di elevata pericolosità, ma anche per le vetture in attivo – nostra nota), non ci devono essere attraversamenti pedonali o piste ciclabili in prossimità (esattamente il contrario delle rotonde di piazza Nazionale e dell’area del centro civico vicino alla “stazione”, tanto per citare due rotonde) né tantomeno parcheggi nelle immediate vicinanze”.

Queste considerazioni fanno incontrare i pareri dei comuni cittadini, come noi, con il parere di un tecnico (e non solo del signor Corda, abbiamo interpellato altri tecnici che ci hanno fornito gli stessi pareri). Ci permettiamo di sollevare il dubbio che non tutte le rotonde costruite siano utili, e questo si può discutere, ma siamo abbastanza certi e convinti, e ci sentiamo di dichiararlo senza mezze misure, che non siano state ben realizzate. E questo significa spendere male due volte.

Nessun commento: