È' Rodari il primo
pensiero quando si transita dalla "stazione" a Trezzo e l'occhio é
come attirato dalla lugubre cancellata nera che circonda quella che fu la sede
della Pro Loco e che ancora é in parte la sede dell'AVIS. E non viene in mente perché
ora in quella gabbia dovrebbero giocare i bambini curati dalla cooperativa che
ha preso in gestione il sito. No, Rodari viene in mente come contraltare, come
forma di difesa mentale ricordando le sue filastrocche colorate con i colori
dell'arcobaleno e la sua delicata capacità di abbattere mura, aprire cancelli e
scardinare regole che non servono l'uomo ma si servono dell'uomo.
Viviamo questi strani anni in cui ci si attiva per "chiudere fuori" i Trezzesi da pezzi del loro territorio, chiusi fuori dalla "pista" trasformata per effimera gloria in un bunker che l'ironia locale chiama "Alcatrez",
chiusi fuori dalla caserma dei
Vigili Urbani, in quella stessa area dove erano anche stati obbligati
alla peripatetica (grazie alla sottrazione delle panchine),
e, passando
per la chiusura nel tardo meriggio estivo dei parchi, chiusi fuori da
quell'ambito che una volta fungeva, 

prima che si appagasse la sete di vendetta
del sindaco, da accoglienza (sì, detto ora fa mestamente sorridere) turistica
per la città che si apriva ai propri ospiti e visitatori.
Gabbie quindi non per chiudere dentro - é vero che
sarà Moira Orfei ad inaugurare il nuovo spazio ingabbiato? - ma per chiudere
fuori, metaforicamente per escludere ( é una cifra stilistica di questa
amministrazione la volontà di escludere sempre qualcuno da qualcosa), per
tracciare confini - la forma mentis leghista é un succedersi di confini . 
Chissà se poi, come dice Murakami, in realtà non esiste una gabbia oltre la
gabbia cosí grande che non ne vediamo le sbarre, nella quale siamo tutti
confinati, e (aggiungiamo) esclusi a un tempo?
Oppure, come scrive una sagace
trezzese su Facebook a proposito di questa ultima opera, le gabbie sono nella
testa di chi l'ha pensata.
Non ci sentiamo di fare facile ironia, atteggiarci a presuntuosi grilli parlanti o a rane tronfie che hanno la soluzione giusta su tutto ciò che capita nella nostra città, il ruolo é già ben presidiato.
Il problema della sicurezza é un problema drammaticamente serio,
che non si presta a facili ironie ne a soluzioni di facciata muscolari e
sterili.
La fatica di presidiare un territorio va elaborata con costanza e
pazienza, avendo il dovere chi governa di assicurare la qualità complessiva
della vita della propria città, senza nocumento per il godimento di tutti gli
aspetti della vita, anche declinati nell'arredo urbano e nella sensazione di
non vivere in un territorio ingabbiato.
Per questo percepiamo e denunciamo come
un errore il susseguirsi di costruzione di gabbie diffuso per la città. É
necessario, ne conveniamo, che i bambini giochino in un ambiente sicuro e
protetto (a due passi dalla via più trafficata di Trezzo, ci sfugge come
avverrà la protezione dallo smog - mah!), ma questa scelta ci pare come
l'ultimo dei rimedi quando, avendo cacciato la Pro Loco per motivi che
sospettiamo essere poco distanti da ostilità personale, sono falliti i
vari bar letterari e i tentativi di renderla sala per riunioni pubbliche. Si
dice che un arbitro di calcio non può rimediare a un errore con un altro
errore, probabilmente questo vale anche per i Sindaci.





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